13
Apr
2015

10 regole (sottovalutate) per superare lo stress lavorativo  

Ogni giorno trascorriamo buona parte del nostro tempo a lavoro e ci troviamo a gestire situazioni sempre più impegnative. Saper gestire lo stress lavorativo permette di vivere meglio le ore passate al lavoro e soprattutto di elevare la qualità complessiva della nostra vita, evitando che le tensioni connesse alla nostra professione si riversino nella vita privata.

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Tuttavia, è inevitabile che sul lavoro si debba quotidianamente avere a che fare con lo stress; tra le numerose fonti di stress vi sono i rapporti con i colleghi, le scadenze, il disequilibrio tra vita personale e lavorativa ecc… Diventa, pertanto, fondamentale individuare dei percorsi che ci consentano di affrontare e gestire al meglio lo stress lavorativo e adottare comportamenti da mettere in atto per migliorare la nostra condizione.

Ne abbiamo parlato con alcuni dei soci fondatori di Exarco, associazione di promozione sociale composta da psicologi professionisti che si occupa di progetti di promozione e diffusione del benessere psicologico. Abbiamo chiesto loro di aiutarci ad individuare quali siano le strategie migliori da sviluppare per “sopravvivere” sul luogo di lavoro; in particolare abbiamo avuto modo di ascoltare il parere professionale delle dott.sse Silvia Fronza, Marcella Dittrich e Martina Guerrini,  incontrate in occasione dell’evento “Come gestire lo stress sul lavoro”, organizzato dalle ragazze di Young Women Network.

Durante questa serata, attraverso l’utilizzo di role playing e di tecniche psicodrammatiche, ai partecipanti è stato richiesto di mettere in scena le proprie esperienze di stress lavorativo, mettendosi a turno nei panni dei diversi personaggi interpretati.
Al termine di questo lavoro sono emerse 10 regole da mettere in pratica per  lasciarsi alle spalle i problemi legati al lavoro.

Il decalogo per superare lo stress lavorativo:

 1) Imparare a riconoscere i propri limiti:

Spesso l’ambiente lavorativo ci pone richieste continue che vanno ben oltre le nostre risorse fisiche, mentali ed emotive; il corpo con la sua espressività ”dolorosa” e saggia ci segnala quando è troppo.
Riflettiamo sul fatto che le richieste esterne fanno eco alle richieste che noi stessi continuamente ci rivolgiamo. Proviamo a divenirne consapevoli e ad accettare il limite senza colpevolizzarci o sentirci inadeguati.

2) Evitare il perfezionismo:

Quando la precisione si trasforma in perfezionismo si rischia di perdere il fine ultimo di ciò che si sta facendo e genera un forte senso di inadeguatezza.

3) Evitare di farsi coinvolgere troppo:

Valutare il nostro coinvolgimento affettivo al lavoro, ricordandoci che l’ambito professionale è fondato su parametri di efficienza e non affettivi: lavorare con passione aiuta a raggiungere risultati migliori, ma un eccessivo coinvolgimento affettivo può costituire un rischio di stress.

4) Capire l’origine delle nostre tensioni:

Identificarle e circoscriverle ci renderà più capaci di individuare una soluzione adatta. Appartengono alla sfera privata o riguardano l’ambito professionale? Sono di tipo organizzativo o relazionale? Ecc…

5) Accettare le critiche:

Può essere che il contesto familiare in cui siamo cresciuti ci abbia abituato a dover rendere sempre al massimo e ad essere fortemente competitivi; in questo modo noi stessi ci siamo creati ambizioni importanti nei nostri confronti e chiediamo al nostro lavoro realizzazioni creative, economiche, di potere… Se la si vede così sarà facile capire che il capo continuamente richiedente o svalutante ha alcuni tratti di figure significative del passato. Questo ci permetterà di relativizzare l’impatto delle richieste o delle critiche e di viverle principalmente come legate alla prestazione lavorativa più che a quell’investimento affettivo.

6) Imparare a delegare:

Quando gli incarichi sono eccessivi e gravosi, ricordiamoci che la delega non sminuisce, ma amplifica le nostre possibilità.

7) Assumere il punto di vista dei superiori e dei colleghi:

Per comprendere al meglio quanto vogliono comunicarci, evitando così malintesi causa di rancori, discussioni e stress.  Perseguire ideali realistici e non onnipotenti aiuta a non lasciarsi dominare dalla tensione emotiva e dello stress.

8) Coltivare i rapporti con i colleghi:

Quando pensiamo di dover riuscire a fare tutto quello che ci viene richiesto sul lavoro anche oltre le nostre risorse, può essere utile analizzare come vediamo i colleghi che ci stanno vicino. Sono dei potenziali concorrenti? Pensiamo che ci giudicheranno negativamente perché siamo in difficoltà? Non siamo abituati a vedere gli altri come potenziali risorse quando siamo in difficoltà ? Spesso invece quando si riesce a costruire un rapporto si possono scoprire dei preziosi alleati, con punti di vista che ci aiutano a valutare le cose in maniera più efficace.

9) Imparare a gestire le emozioni:

Ricordare che l’ansia è una complessa combinazione di emozioni negative che si caratterizza per il fatto di essere aspecifica, vaga e confusa. Nei contesti lavorativi l’ansia è una risposta emotiva frequente e se prende il sopravvento rischia di innescare un circolo vizioso per il quale qualunque tipo di comunicazione risulta altrettanto confusa e inefficace. Per tale ragione, riuscire ad identificare i propri stati emotivi, senza farsi da essi dominare, consente di comunicare i nostri pensieri in modo più efficace.

10) Riconoscere i limiti delle altre persone:

L’ansia da prestazione nei confronti di un superiore difficilmente tiene conto del fatto che coloro che si distinguono perchè gerarchicamente più importanti, sono assolutamente assimilabili agli altri per quanto riguarda le emozioni che provano. Ricordiamoci che un superiore, un responsabile, un capo è prima di tutto una persona. Anche i superiori possono provare ansia! Tenerlo a mente aiuta a ridimensionare le aspettative nei nostri confronti.

E tu, quali difficoltà incontri al lavoro? E soprattutto, quale di queste abitudini dovresti sviluppare? Lascia un commento e facci sapere!


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