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Dic
2015
Insicurezza e stress: 3 consigli per sentirsi sicuri senza isolarsi

Insicurezza e stress: 3 consigli per sentirsi sicuri senza isolarsi

L’insicurezza è una delle maggiori fonti di stress: in questi tempi di tensione e paura globali, è possibile sentirsi di nuovo al sicuro?

aforisma_insicurezza

In questo periodo confuso e complicato abbiamo assistito ad attacchi terroristici in posti che consideravamo vicini e familiari.

Le emozioni prevalenti, diffuse e amplificate dai social network, sono state di paura per la perdita della sicurezza che ritenevamo acquisita.

La ricerca di una vita meno stressante è limitata spesso agli aspetti della vita su cui sentiamo di avere il controllo: il lavoro, la quotidianità, i rapporti interpersonali.

Quando si tratta di gestire emozioni e stati d’animo dipendenti da eventi che coinvolgono indistintamente tutti, la consapevolezza che abbiamo conquistato perde di forza e ci ritroviamo spesso a vivere trascinati dalle notizie che arrivano, reagendo in maniera irragionevole.

Perchè non possiamo vivere nell’insicurezza

A partire dal 2001 in poi, il modo di viaggiare e di vivere (soprattutto nelle metropoli) è profondamente cambiato: abbiamo barattato di buon grado un pezzo della nostra libertà in cambio della percezione di una maggior sicurezza.

File negli aeroporti agli imbarchi, borse controllate dagli agenti, telecamere nei luoghi pubblici non sono state più viste come una riduzione della nostra autonomia, ma come l’impegno degli stati per garantirci dal rischio di attentati.

Abbiamo accettato anche di scendere in guerra contro paesi che non conosciamo, perché convinti che lì si annidasse il nemico.

Senza voler mettere in discussione se questo sia vero o giusto, il dato oggettivo è che per eliminare l’insicurezza abbiamo cambiato schemi consolidati di vita.

Tutto questo perché il bisogno di sicurezza è uno dei più antichi nell’uomo.
Millenni di evoluzione nulla possono di fronte alla percezione del pericolo: in quel momento la nostra amigdala, una delle parti più antiche del cervello, si attiva e mette in campo tutte le risorse disponibili per portarci in salvo.

Per i nostri progenitori molto spesso salvarsi da un pericolo significava scappare il più lontano possibile, salire su un albero, uccidere per primi.

Ma questi non sono più comportamenti utili o consentiti: i pericoli che ci arrivano dalla presenza nel mondo occidentale di derive terroristiche non si scampano con la fuga.

Di qui il cortocircuito logico del nostro cervello, che riscontra l’inadeguatezza del percorso che ha adottato fino ad ora e deve trovarne di nuovi.

Il più semplice? Chiudersi in casa e rinunciare (per quanto possibile) al mondo esterno, innalzare barriere di diffidenza con i propri simili, individuando in tutto ciò che è diverso dal conosciuto un potenziale nemico.

Riportiamo l’ignoto al noto: gestiamo lo stress da insicurezza con gli strumenti che già conosciamo.

E tuttavia, un crescente livello di sfiducia non ci fa vivere meglio; durante gli inevitabili contatti con l’esterno viviamo in una condizione di aumentato disagio, con livelli di stress sempre crescenti, perché concentrati nella ricerca di pericoli per lo più inesistenti.

Bisogna quindi ricercare una mediazione tra necessario senso di sicurezza, per sé e per le persone che ci circondano, e capacità di vivere la propria esistenza nella maniera più normale e libera possibile.

3 consigli contro l’insicurezza

Quelli che sono gli accorgimenti più adottati nelle tecniche di gestione dello stress nella vita quotidiana trovano la loro efficacia anche in questi casi:

è necessario controllare la propria ansia e le proprie paure in relazione ad un contesto più grande e imprevedibile, con un occhio ancora più attento al ruolo che hanno le relazioni personali per il mantenimento del nostro equilibrio.

1) Sviluppa la resilienza

La resilienza è la capacità non solo di resistere agli eventi drammatici e dolorosi, ma di gestirli, uscendone fortificati e pronti a gestirne altri in futuro.

La resilienza è sempre stata caratteristica innata nell’essere umano, lo ha fortemente agevolato nelle sue fasi evolutive, consentendogli di apprendere e migliorarsi nelle situazioni più difficili.

Il soggetto resiliente non è insensibile a ciò che lo circonda, ma riesce a mantenere quel distacco necessario per capire come comportarsi al meglio.

Gli eventi traumatici non lo piegano su sé stesso, perché ha sviluppato la capacità di adattarsi al meglio, e soprattutto non consente a nessun evento di modificare il suo spirito e distruggere i propri valori e convincimenti più profondi.

Essere resilienti significa disporre di quella flessibilità che ci consente di gestire ogni singola situazione nella maniera più adeguata.

2) Fai una dieta mediatica

La pressione dei media, soprattutto in occasione di avvenimenti drammatici, è ormai fortissima.

Televisione, giornali, social network non lasciano la possibilità di isolarsi, anche se per poco, da quello che accade nel mondo.

Se essere informati è, in un certo modo, anche doveroso, ciò che è superfluo, se non dannoso, è l’utilizzo dell’informazione per diffondere tutta la cronaca circostante agli eventi.

Nel caso dei recenti avvenimenti di Parigi, abbiamo visto messe in piazza le singole storie di vittime che non hanno aggiunto nulla alla gravità dell’evento, se non ulteriore inutile dolore.

Sapere cosa stesse facendo ognuna di loro in quel momento potrà essere importante per il congiunto, ma non per il singolo spettatore che, da un lato, entra in un ambito fin troppo privato senza che sia necessario, dall’altro ne vien fuori con una sensazione di angoscia ancor più aumentata.

Bisognerebbe quindi distaccarsi, per questi aspetti, dal predominio dei mezzi d’informazione, scegliendo le notizie in sè, senza concentrarsi sulla cronaca che partecipa solo a peggiorare il clima generale.

3) Sviluppa strumenti di condivisione con la tua comunità

Nelle situazioni in cui ci si sente in pericolo è molto importante rafforzare il senso di appartenenza per sentirsi meno soli di fronte a situazioni oggettivamente troppo grandi per una sola persona.

Coniugare responsabilità personale e condivisione diventa fondamentale per non perdere di vista l’importanza di vivere secondo i propri valori e di sentirsi protagonista in prima persona del mondo che ci circonda, ma allo stesso tempo ci dà il conforto della collaborazione e della certezza di avere un contesto su cui contare, per il quale l’agire è più importante che lamentarsi.

L’appartenenza a contesti sociali, di dimensioni e tipi diversi, ci aiuta anche a conservare la fiducia nell’umanità, che in quel caso è vista come elemento noto dal quale non bisogna temere, e contemporaneamente ad allargare i nostri orizzonti e a conoscere ciò che è diverso da noi, ma non per questo pericoloso.

Non è semplice affrontare momenti di così grande insicurezza, sia per chi si trova a dover decidere della vita di tante persone che per chi è semplice spettatore, ma è fondamentale continuare a vivere senza rinunciare a ciò che si è costruito.

Non solo perché la vita deve continuare sempre e comunque, ma soprattutto perché ognuno di noi merita il suo pezzo di felicità e serenità quotidiana, consapevole che deve anche conquistarselo, mantenendo il controllo delle proprie azioni e vivendo il presente in maniera piena.