20
Ott
2015

Malattie e stress: intervista a Sammy Basso

Malattie e stress: molte persone soffrono e sono stressate a causa di una malattia. Ne parliamo con Sammy Basso, che ci racconta la sua esperienza con la progeria.

come superare lo stress

Sammy è un ragazzo del ’95 affetto dalla progeria, una malattia rara che causa l’invecchiamento precoce e favorisce l’insorgere di malattie tipiche degli anziani, quali problemi cardiaci e ictus.
L’aspettativa di vita per un malato di progeria è inferiore ai 20 anni.

Al momento non esistono cure per questa malattia, se non alcuni trattamenti sperimentali; trattandosi di una malattia rarissima non ci sono fondi dedicati alla ricerca e allo studio di una cura definitiva, sono essenzialmente le associazioni a portare avanti questa lotta contro il tempo.

In Italia chi si occupa di sostenere la ricerca è la A.I.Pro.Sa.B. Onlus – Associazione italiana progeria Sammy Basso, che Goodlifenostress ha deciso di sostenere.

Venerdì 23 ottobre 2015 a Milano ci sarà l’evento “Io sto con Sammy“, una serata di beneficenza per finanziare la ricerca sulla progeria.

Sammy, qual è la tua storia?

Sono un normale ragazzo di 19 anni, ho una vita come quella dei ragazzi della mia età: vado all’università, ho tanti amici e una bellissima famiglia.
L’unica differenza è che ho questa malattia molto rara, la progeria appunto che colpisce 100 persone in tutto il mondo.

Insieme con i miei genitori abbiamo creato un’associazione per fare ricerca e far conoscere la progeria, in pochi anni ci siamo trovati catapultati in meeting scientifici di altissimo livello.
La mia vita è molto impegnata in favore di questi eventi di sensibilizzazione.

Di recente sono stato protagonista di un docufilm girato da National Geographic. Ho attraversato l’America attraverso la Route 66, con la mia famiglia e un amico, visitando posti meravigliosi e incontrando persone di tutti i tipi.

Ho avuto modo di visitare posti stupendi come la Monument Valley, in cui abbiamo conosciuto un capo Navajo che ci ha fatto da cicerone guidandoci attraverso la riserva: il mio nome Navajo è Chaànaàhaiì, che significa «colui che viene da lontano e che ha ancora molta strada da fare».

Da questo viaggio è nato un libro, Il viaggio di Sammy, che racconta questa esperienza. Di quel viaggio porterò sempre con me il ricordo della Monument Valley, oppure quando ho conosciuto James Cameron e Matt Groening, ma soprattutto ricorderò la troupe con la quale è nato un legame di grande amicizia.

Cosa ti stressa?

Una delle cose che mi stressano di più è quando le persone non capiscono la mia situazione, quando mi guardano in maniera morbosa o quando mi trattano come se fossi un bambino nonostante abbia 19 anni. Mi capita soprattutto con le persone adulte e gli anziani, con i giovani questo problema è molto meno frequente.

Un’altra cosa che mi stressa è il totale disinteresse delle istituzioni, sia per quanto riguarda la ricerca che per quanto riguarda la considerazione verso chi ha una malattia o una disabilità; alla fine basterebbero semplicemente un po’ di accortezze e di buon senso per migliorare la qualità di vita delle persone che hanno una qualunque difficoltà.

Il momento più stressante della tua vita?

Il periodo che ricordo come il più stressante della mia vita risale a quando ho iniziato una terapia con alcuni farmaci sperimentali, che causavano effetti collaterali come forti dolori allo stomaco, nausea; oltre al dolore fisico che è stressante di per sè, una cosa che mi stressava era non riuscire a gestire normalmente la vita di tutti i giorni.

Malattie e stress: un consiglio

Quello che spesso mi aiuta è pensare più in grande: astrarmi un attimo dall’ego, pensare alla grandezza del mondo, al fatto che se noi non esistessimo il mondo andrebbe avanti da solo.

Noi siamo una piccola parte del tutto, e quindi anche lo stress che viviamo deve essere piccolo. Questo mi aiuta a valutare meglio le cose, a riconsiderare i malori quotidiani all’interno di un contesto più ampio.